Un gioco di società è la prima inchiesta giornalistica fruibile completamente su Instagram. Il lavoro indaga le trasformazioni urbane in corso a Napoli, Roma e Milano e l’impatto dei grandi conglomerati finanziari e delle piattaforme digitali sul loro tessuto sociale.

L’inchiesta ha vinto l’ottava edizione del premio Roberto Morrione sezione inchiesta sperimentale ed è stata realizzata da Maurizio Franco, Matteo Garavoglia e Ruggero Scotti. L’ideatore del progetto social è Lorenzo Fargnoli; le riprese, le immagini e il montaggio video sono stati curati da Marco Mastrandrea, mentre le grafiche sono a opera di Stefano Sbrulli.

Il lavoro è stato costruito su più livelli per capire l’omologazione delle nostre città e l’ormai inesorabile processo di espulsione dei residenti dai centri storici verso le periferie.

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A Napoli tocca il livello 1, l’invasione. A Roma il secondo capitolo, il campo di battaglia. A Milano, invece, la tappa finale del percorso con l’impero colpisce ancora.

Unicum nel contesto nazionale, il capoluogo lombardo è stato plasmato da fondi d’investimento e società immobiliari. L’attenzione è stata rivolta al trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università Statale dallo storico quartiere di Città Studi all’area ex Expo, ora MIND. L’obiettivo dell’amministrazione comunale e di Arexpo, proprietaria della zona, è di creare la nuova Sillicon valley europea. Il progetto, che sarà concluso nel 2025, ha però delle ricadute dirette sugli studenti e i cittadini del quartiere. Il futuro di Città Studi, infatti, rimane un’incognita. “Vista l’enorme esposizione economica a cui sta dando incontro la Statale in questo trasferimento molte aree dovranno essere vendute e farà sì che quei terreni finiranno in mano a un privato che avrà la possibilità di fare ciò che vuole di quegli edifici”, è il commento di Jacopo Ciccoianni del collettivo iLight Città Studi.

Il link a Un gioco di società

 

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Un esodo. Migliaia di persone ai margini della vita urbana. Mentre le cinture periferiche di cemento e ferro si ingrossano inglobando nuovi territori. Migliaia di vite umane espulse da un nucleo incandescente che pompa energia a fasi alterne.
Trasformazioni e stravolgimenti improvvisi. Ma anche processi durevoli le cui conseguenze sono già visibili.
Le metropoli. Omologate e stereotipate. Strade, rioni e quartieri.

Cosa sono oggi le città? E cosa potrebbero diventare? Noi rispondiamo: la città è una melma policefala (Physarum polycephalum): l’organismo unicellulare esposto di recente al Parco zoologico di Parigi. Una sorta di blob che consuma calorie, assorbe sostanze ed espelle gli scarti nocivi pur non avendo un cervello, uno stomaco e una forma minimamente compatibile a ciò che la biologia ha descritto per secoli.

Badate bene: tutto ciò che avete letto può sembrare l’incipit di un romanzo distopico o di un film di fantascienza. Eppure il nostro progetto intende raccontare e interpretare questo tipo di realtà. Con i fatti e le storie ancora impressi sugli stucchi screpolati di una palazzina in costruzione o stampate su un biglietto della metro. Con dati e fonti attendibili. Negli ultimi anni le città italiane sono cambiate profondamente.

Fenomeni come la turistificazione, la gentrificazione e la progressiva privatizzazione dello spazio pubblico hanno completamente rimodulato le fondamenta urbane del nostro vivere collettivo. Valorizzare e rigenerare: verbi che ritornano continuamente nei verbali dei consigli comunali e negli schedari delle imprese edilizie.  Interi quartieri sono stati fagocitati dalla rendita immobiliare. Gli algoritmi delle piattaforme gestiscono migliaia di chilometri quadrati di case e appartamenti in affitto.

Fondi speculativi e società immobiliari si muovono nel marasma di asfalto e mattoni ridisegnando le fisionomie delle città. Con centri vetrina ripuliti e sterilizzati dove il costo della vita schizza vertiginosamente verso l’alto e gli slum desertificati delle periferie e della provincia. Il nucleo e la crosta.

Non esiste criterio. Nessuna pianificazione. Pubblico e privato sono stretti in un connubio. Qualcuno direbbe: è il capitalismo, baby! E sullo sfondo ci sono loro, gli esuli delle metropoli. Le marginalità sociali che la furia disintegrante delle trasformazioni urbanistiche rende invisibili. Sfrattati, senza casa, disoccupati e precari che non possono più permettersi di passeggiare tra lo scintillio glamour dei rioni rigenerati. L’emergenza abitativa e l’alienazione dal contesto sociale.

Il nostro lavoro vuole indagare le metamorfosi delle città nostrane. Evidenziare le complessità. Individuare dinamiche simili. Tracciare un filo rosso. E raccontare il dramma quotidiano di chi vive schiacciato dallo sviluppo socio-urbanistico contemporaneo.

Ci affideremo al parere di esperti e studiosi. Chiederemo conto alle istituzioni nazionali e cittadine. E interrogheremo gli attori principali di tali rivolgimenti cercando di dare (e strappare) delle risposte esaustive. La nostra è una dichiarazione di guerra.

Siamo reduci dall’esperienza di Un gioco di società : l’inchiesta prodotta integralmente su Instagram con cui abbiamo vinto l’ultima edizione del Premio giornalistico Roberto Morrione Protagoniste di quest’epopea metropolitana sono state Napoli, Roma e Milano.

Oggi vogliamo rilanciare con altre tre città simbolo del Paese più contraddittorio d’Europa: Palermo, Firenze e Venezia. Vogliamo continuare a sperimentare e abbiamo bisogno del vostro aiuto!

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