Da qualche anno passo molto tempo a Venezia. Ma la realtà è che il tempo passato a Venezia non è mai abbastanza. Arrivo felice e riparto con il magone, ogni singola volta. Soprattutto ora che la città sembra rifiorire, tra nuovi musei e gallerie internazionali, a cui si aggiungono i mille spazi progettuali dei tanti giovani artisti che a Venezia fanno base. E gli alleati inseparabili di questi giovani spazi espostivi sono i bar che pullulano in una città in cui al bar e alla convivialità collegata viene dedicato molto tempo: grazie a Dio.
Due sono probabilmente i luoghi cardine: da Matteo e la Poppa.
Non cercateli online perché tanto non li troverete, visto che ufficialmente non si chiamano così, il che la dice già lunga sulle tattiche di resistenza dei residenti nei confronti del turismo, e non sarò certo io a rovinare queste strategie di guerriglia. Da Matteo è molto vicino all’Accademia di Belle Arti ed è quindi diventato naturalmente luogo di ritrovo soprattutto dei giovani pittori. È proprio qui che ho incontrato per la prima volta il mitologico Carlo Di Raco, pittore e docente di pittura dell’Accademia, il cui Atelier F ha sfornato negli ultimi anni una gran parte dei più promettenti giovani pittori italiani e non, visto che a Venezia arrivano studenti da tutto il mondo. La Poppa invece è molto vicino a Campo San Giacomo dall’Orio. Qui gli artisti legati all’Accademia si mescolano a quelli provenienti dallo IUAV e a una fauna maggiormente avanti negli anni. È inoltre a due passi dagli Studi della Bevilacqua La Masa, con i quali collaboro, e vicinissima agli amici della Galleria Tommaso Calabro; anche per questo la Poppa è diventata quasi una seconda casa. Prezzi economici, cicchetti e panini buonissimi, la possibilità di incontrare leggende come il filosofo Giorgio Agamben e il critico Luca Massimo Barbero ne hanno fatto uno dei principali luoghi di cultura in città. Che San Marco protegga questi luoghi.



