Per molti di noi l’idea del viaggio ha ricoperto un ruolo fondamentale nelle fantasie della nostra infanzia. Chi non ha almeno una volta fantasticato di potersi lanciare all’avventura lasciandosi tutto il proprio mondo alle spalle e partendo per l’ignoto, come i viaggi avventurosi raccontati da Jules Verne, di Swift con Gulliver, passando per Salgari fino a Stevenson con l’Isola del tesoro.

 

C’è chi nel terzo millennio non si è lasciata intimorire dall’età (77 anni) perché ha troppe energie e voglia di fare per guardare il mondo dalle panchine di un parco pubblico, di mummificarsi su uno sdraio a Tenerife o sul sofà a guardare sitcom spagnole di dubbio gusto e pessimo doppiaggio.

 

Quello che Phileas Fogg ne “Il giro del mondo in ottanta giorni” compie appunto in meno di tre mesi, Heidi Hetzer nel 2014 lo compie in tre anni. Sì, perché se il protagonista di Verne intraprende il suo viaggio per vincere una scommessa, e lo fa su una mongolfiera, Heidi Hetzer, imprenditrice tedesca ed ex pilota di rally, sceglie l’asfalto. Con la sua auto d’epoca americana, una Hudson soprannominata Hudo, ha cercato di seguire le tracce di Clärenore Stinnes dando vita ad un a versione moderna del suo giro del mondo (all’epoca avvenuto tra il 1927 e il 1929.)

Come ogni viaggio che si rispetti gli imprevisti sono all’ordine del giorno, ma per lei non parliamo di infradito dimenticate vicino al letto o del dentifricio lasciato sulla lavatrice.

 

Quello che ha dovuto combattere lei per ben due volte è stato un tumore, non sufficiente a fermarla. E se non bastasse questo imprevisto, si aggiunge al piatto anche la perdita di due dita per aggiustare il motore della sua macchina.

 

Rallentata ma non fermata, con pervicacia in 960 giorni ha portato a termine il suo viaggio.

 

Durante tutto questo suo percorso ha tenuto un blog aggiornato su cui si poteva seguire il suo viaggio grazie ad un GPS-Tracking, video e blog, da cui poi è nato un libro.

 

Heidi lancia un messaggio molto importante con la sua tenacia, che è racchiuso in una frase del suo scritto: “Age doesn’t protect you from life”.

Perché le esperienze che il tempo porta non sono mai abbastanza, il mondo è vasto e c’è sempre molto da scoprire, la vita può essere sempre una sorpresa, piacevole o amara, ma sicuramente sa sempre sorprendere. L’unica cosa di finito è il narcisismo e la presunzione nelle quali le nostre vite, chiuse nelle città, possono inciampare e farci contorcere su noi stessi.

Perché facendo esperienza di altre culture capiamo che il diverso da noi non è pericolo ma “altro” che semplicemente non ci era familiare, e che le avventura di ogni tipo non siano da proclamare celebrando qualche presunta grandezza, ma condividere come ha fatto Heidi Hetzer, con l’intento di ispirare gli altri.

Ruben Ganzitti

Ruben scrive canzoni, articoli, interviste, legge, racconta, appassionato di politica e di dolce vita. Borsalino addicted.