Terminata la fortunata esperienza delle OGR di Torino, Nicola Ricciardi ci parla del suo nuovo incarico a Milano

Interviste

Si considera un apolide. Di sé dice subito: amo girare. Ora la sua ultima tappa professionale lo ha riportato a casa, nella sua città d’origine per assumere la direzione artistica del Miart.

 

Inevitabile porgli il primo quesito: come si può immaginare una fiera d’arte in un periodo così complicato?

 

Miart è una nuova sfida – risponde Nicola Ricciardi – per me estremamente affascinante e sono molto grato a Fiera Milano per avermi dato questa opportunità. In un contesto come quello attuale non sarà un compito facile, ma farò tesoro del lavoro già svolto da Vincenzo de Bellis che ha costruito e rivoluzionato Miart, dandole un posizionamento internazionale oltre a fare network con tutta la città e da Alessandro Rabottini che ne ha proseguito l’opera. Ora naturalmente Miart andrà completamente reinventata perché nulla è più come prima”.

 

Allora su cosa farà perno la nuova edizione che è stata annunciata dal 9 all’11 aprile 2021?

 

“Una cosa che è emersa molto chiara è che il digitale è uno strumento importante, ma non è la soluzione. Di fatto non è ancora stato trovato un modo che sopprimere la parte fisica di una qualunque manifestazione, per cui al momento posso dire che sarà un’edizione sia in presenza che online. Non è possibile sapere adesso quale sarà la situazione ad aprile, ma non voglio esimermi dall’essere ottimista”.

 

Dal punto di vista dei contenuti, quale sarà il tema caratterizzante di Miart 2021?

 

“Il mio punto di partenza sono le esigenze dei galleristi da cui è arrivata una richiesta precisa di creare maggiore comunicazione. Sulla base di questa istanza, per il tema mi sono lasciato ispirare dalla raccolta di poesie “Dismantling the silence” di Charles Simic; sto lavorando a tutto campo sull’idea appunto di smontare il silenzio, da una parte intensificando i canali comunicativi tra i protagonisti della fiera e dall’altra cercando di riempire il vuoto che ha caratterizzato la nostra quotidianità durante il periodo di lock down, portando in primis a Milano, ma poi anche nelle città vicine, una nuova energia e nuovi contenuti che riempiano il silenzio con qualcosa di attuale”.

 

La suggestione è avvincente ed è significativo che sia proprio la poesia a suggerirla, a dimostrazione di quanto il panorama contemporaneo ne abbia ancora più bisogno che mai.

 

“Il mio obbiettivo – conclude Ricciardi – è di condensare nella settimana dell’arte quante più attività possibili in collaborazione con tutte le istituzioni del territorio e di creare un habitat favorevole, visto che sarà ancora difficile viaggiare, che offra ai visitatori un calendario ricco di iniziative, capace di coinvolgere tanto Milano che le zone limitrofe”.