In mostra fino al 18 febbraio 2018 “Letdown”, la personale dedicata a Sanya Kantarovsky.

Entrando nell’ampia stanza che ospita l’installazione si è subito sovrastati dal grande murales sullo sfondo, la sensazione è immanente e ci trasporta nella realtà che l’artista ha voluto rappresentare: la facciata grigia e austera di un blocco di edifici popolari russi che nel nostro immaginario e nell’esperienza dell’autore sono simbolo dell’imposizione del sistema sulla vita del singolo che dovrà vivere in case tutte uguali, con spazi ridotti al minimo e nessun vezzo, nessuna concessione alla fantasia.

Il peso che provoca questo tipo di esistenza è ben rappresentato nei quadri esposti, primo fra tutti quello che dà il nome all’installazione: una madre nuda piegata dalla fatica, con i piedi nella melma e le ginocchia sbucciate, sulla schiena un infante proteso verso il seno materno per prendere l’ultima goccia di latte. La fatica della sopravvivenza in ogni epoca della vita.

Personaggi adulti, grotteschi e giganti che stringono con forza le braccine di un bambino dal viso aggrottato, da cui non traspare nulla della spensieratezza tipica dei fanciulli. E ancora un bimbo raggomitolato di cui si vede solo il fondoschiena ricoperto di lividi, sul cui corpo troneggia un vecchio deforme con le mani giunte. Un altro seduto, con il viso attonito e le ginocchia ferite, su un lembo di letto su cui è sdraiato un uomo che con un’enorme mano lo tocca, sullo sfondo squallide ciminiere.

Simboli forse della sottomissione con cui gli adulti si prestano al regime sfogando le loro frustrazioni sui piccoli che, a loro volta, da adulti porteranno indelebilmente la ferita dell’infanzia negata: gli adulti nei dipinti rappresentano il regime sotto il quale sono tutti bambini schiacciati e infelici.

Un forte richiamo a quest’idea di infanzia dilagante traspare dalle “tartarughe”, installazioni di ferro che ricordano quelle presenti nelle aree giochi dei bambini, disseminate per tutta la sala.

I colori sono forti anche se predominano il verde e il grigio degli sfondi, i personaggi sono ben delineati, come la memoria vivida dell’autore per ciò che è stato nella sua infanzia durante il pur breve periodo in cui visse in Russia.

Forse si può cogliere un segno di speranza: nel murales una ruspa sta abbattendo l’edificio e sullo sfondo vi sono costruzioni nuove, si vedono i balconi, del tutto inesistenti nei vecchi edifici popolari, a indicare che qualcosa sta cambiando.

http://fsrr.org/mostre/sanya-kantarovsky-letdown/

Gloria Guerinoni