C’è un luogo a Bologna in cui amo ritirarmi, quasi sempre a pranzo o poco dopo, con più difficoltà la sera per l’aperitivo: si chiama Osteria del Sole. Mi dispiace quasi parlarne perché negli ultimi anni è stata scoperta da molti e ormai trovare posto è sempre più difficile. Ma il mio amore per i lettori di Sugo me lo impone. Si trova in Vicolo dei Ranocchi, nome poetico, non lontano da Piazza Maggiore. Ed è un posto bellissimo, per molti motivi. In primis, esiste almeno dal 1465! È poi un luogo con due caratteristiche uniche e romanticamente antimoderne: innanzitutto servono solo alcolici, e si viene trattati malamente se si ordinano altre bevande; ma la vera particolarità sta nella possibilità di portare il proprio cibo da fuori e consumarlo ai suoi tavoli, possibilità un tempo comune e oggi ormai quasi ovunque scomparsa. Gira anche voce sia sconsigliata ai minorenni. È un luogo fuori dal tempo, di una bellezza unica, fatto di grandi tavoloni in legno da condividere con sconosciuti e pareti ricoperte di centinaia di cornici a protezione di foto, disegni, dipinti… È il primo posto in cui porto gli amici artisti e i colleghi critici quando vengono a trovarmi. Ed è un luogo da sempre frequentato dal genio. Giovanni Pascoli lo frequentava, e sembra sia stato arrestato proprio qui per la sua adesione al movimento socialista. Più di recente è stato punto di ritrovo per scrittori e grandi sperimentatori d’avanguardia come Adriano Spatola, Giorgio Celli, l’irrequieta e geniale Patrizia Vicinelli, Sergio Molinari. Tra gli artisti tengo a ricordare Luciano Minguzzi, il grande (in tutti i sensi) Pirro Cuniberti, Luciano De Vita; ma anche le giovani generazioni si trovano spesso ai suoi tavoli, soprattutto per l’aperitivo, magari capitanate da figure leggendarie come Andrea Renzini. Ho sempre saputo anche dell’esistenza di una lettera di Guido Reni in cui il grande pittore parlava di un appuntamento proprio all’Osteria del Sole. Ho provato a cercarne traccia tra i miei appunti o online, senza successo. Chissà se si tratta solo di un sogno come i molti che certamente saranno stati fatti attorno o dentro all’Osteria del Sole.
Antonio Grulli
