Tra strade polverose e borghi marinari, il viaggio verso Recco racconta un’epoca semplice e autentica.
C’è stato un tempo dove tanti torinesi, ma anche milanesi, andavano in Liguria in autostop. Erano gli anni ’70, ma diciamo anche fino alla metà degli anni ’80, poi questo modo di viaggiare è andato perdendosi.
Tra i tanti c’ero pure io, ricordo di aver fatto autostop per andare ad Albenga, Ceriale, ma rammento in particolar modo la mia prima volta a Recco. Un piccolo borgo marinaro non lontano da Genova, e luogo ideale per visitare il Parco Naturale di Portofino.
Ma soprattutto il posto dove viene prodotta la meravigliosa focaccia di Recco, in dialetto genovese “a fugassa de Réccu”, in verità è prodotta con la stessa ricetta anche nei paesi vicini, tra cui Camogli.
Un meraviglioso piatto povero che da molto tempo è vanto alimentare per quel territorio, gli abitanti locali, ed un tempo i naviganti e/o i pescatori trovavano in questa ricetta così semplice un prodotto saziante e facile da conservare durante le traversate in mare, un segno distintivo che ha lasciato un’eredità senza tempo.
Ingrediente caratterizzante di questa bontà ligure, oltre alla focaccia è la scelta del formaggio, trovo che oggi ci sia troppa libertà da parte di chi la realizza nella scelta di quelli più adatti, va tenuto presente che anticamente essa veniva prodotta utilizzando esclusivamente la prescinseua genovese, poi affiancata, visto la produzione molto limitata di questo ingrediente dalle formaggette locali e più tardi dallo stracchino lombardo e dalla crescenza ligure prodotta a Masone, ecco per me il suo abbinamento migliore è proprio con quest’ultimo formaggio.
Oggi la focaccia di Recco è un piatto da Street food, dal basso costo che si trova un po’ dappertutto che permette a tutti di sfamarsi abbinandola ad una semplice birretta. Ma quella che si mangia a Recco non ha rivali.



