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La recensione di Ludovico Benedetto

Regia: Martin Scorsese e Leonardo di Caprio

Regia: Martin Scorsese e Leonardo di Caprio

Attori: Robert De Niro, Lily Gladstone, Jesse Plemons

Attori: Robert De Niro, Lily Gladstone, Jesse Plemons

Genere: Drammatico, USA, 2023

Genere: Drammatico, USA, 2023

Durata: 206 minuti

Durata: 206 minuti

Voto della redazione: 9/10

Voto della redazione: 9/10

Il maestro Scorsese ci racconta, in una monumentale pellicola, molto più di un racconto, una storia vera che, come spesso accade con le sue opere, riflette sull’America e sull’americano moderno.

“Killers of the Flowers Moon” è un monumento alla memoria, c’è un’era intera dentro il film nonostante passino solo 10 anni nel racconto cinematografico.

Scorsese riesce magistralmente a rappresentare il cambiamento di un mondo intero e l’avvento del mutamento nelle terre libere, a seguito dalla scoperta del petrolio.

Con il ritrovamento dell’oro nero giungono i treni, la proprietà privata e i recinti, le leggi e una intera nuova società, arriva l’uomo bianco, nel peggiore dei sensi, portando con sé la fine dell’epoca “selvaggia”.

 

Quella di Killers of the Flowers Moon è una storia di uomini bianchi che provano a prevaricare sugli indios, non gli uomini bianchi che hanno sterminato i nativi americani, siamo ad inizio novecento e lo sterminio è già avvenuto, ma quelli che finiscono quello stesso lavoro con altri metodi, con metodi più subdoli e nascosti.

 

La storia inizia con la scoperta del petrolio nelle terre degli Osage, una tribù di nativi americani, quelle stesse terre che gli erano state “donate” dai bianchi perché ritenute inutili e di scarso valore.

Gli Osage ora hanno automobili, case e mobili lussuosi, terreni, bestiame e servi bianchi pronti a tutto per guadagnare. Leonardo Di Caprio, uno dei protagonisti indiscussi, viene chiamato proprio in queste terre da suo zio, Robert De Niro, a lavorare per gli indiani.

 

Ci troviamo davanti a due generazioni: da un lato De Niro, che a ottant’anni offre una delle interpretazioni migliori della sua carriera, dall’altro Di Caprio, uno degli esempi più fulgidi della sua generazione.

Proprio su Di Caprio e sul suo personaggio vorrei soffermarmi, la sua interpretazione è una delle migliori di sempre. Ernest (Di Carpio) è un personaggio stratificato ed emozionalmente complesso, un buono trascinato dalla corrente degli eventi, forse troppo machiavellici per essere compresi dalla sua semplice mente. Una metafora della banalità del male più che calzante avvolge il nostro Di Caprio che mette in scena un personaggio mediocre e senza qualità, che non emerge mai e facendolo, ci mostra la straordinaria complessità dell’animo di uno scemo pedina degli eventi, uno come tanti, uno di noi.

Il lavoro sulla caratterizzazione dei personaggi è sublime e fa scivolare, senza accorgersene, le tre ore e più del film. Oltre i due colossi del cinema troviamo anche un’incredibile Lily Gladstone che interpreta una donna indigena di serietà e raffinatezza monumentali, forza quieta e inquieta che tutto osserva e, pur non cogliendo il quadro completo, comprende il dramma che sta avvenendo attorno a lei. Moglie di Ernest ed innamorata persa di lui, Lily ha un’anima gentile e dei sentimenti rappresentati mai in maniera scontata con la zuccherosa banalità tipica del romanticismo cinematografico Hollywoodiano.

 

Non è la prima volta che Scorsese, con la sua maestria, ci narra l’epopea di un’era, il passaggio dei decenni, il cambiamento della società e dei costumi, il tempo che distrugge imperi e crea nuovi poteri. In questa pellicola ci racconta il dominio “silenzioso” dei bianchi sugli indigeni e la storia del dominio degli uomini sulle donne, tanto passato quanto attuale.

Un film che sicuramente si prende il suo tempo, ogni morte conta, ogni morto è una tragedia e con l’accumularsi dei cadaveri, per le tre ore del film, cresce costantemente dentro di noi l’idea dell’eliminazione di una comunità, un singolo essere umano alla volta.

Una pellicola per non dimenticare e ricordare con rispetto il subdolo sterminio di una popolazione all’insegna dell’avidità.

La paura, l’austerità ma anche umorismo e leggerezza, l’ingenuità e il male in “Killers of the Flowers Moon” troviamo tutto quello che fa un film grande.

Fotografo, scrittore e social media manager freelance. Realizza visual storytelling transmedia e recensioni sulla settima arte