Quante volte vi siete chiesti, vedendo un film o una serie tv, se era meglio il romanzo o la sua versione su pellicola?
Sono tanti i grandi libri che hanno ispirato altrettanti grandi film: dai grandi classici come Ragione e sentimento a Nomadland; da Balla con i lupi (vincitore di ben sette premi Oscar) a Il ritratto di Dorian Gray, che vanta ben due versioni cinematografiche, una del 1945 e l’altra del 2009 con protagonisti Ben Barnes e Colin Firth.
E ancora: L’amore ai tempi del colera, il libro di Gabriel Garcia Marquez portato sui grandi schermi nel 2007 da Mike Newell con Javier Bardem e Giovanna Mezzogiorno; Odissea nello spazio; il mitico Blade runner di Ridley Scott, uscito nell’agosto del 1982 e ispirato al suo racconto Do Androids Dream of Electric Sheep; e i gialli di Agatha Christie – come Assassinio sul Nilo, portato sul grande schermo nel 2021 da Kenneth Branagh.
E ancora: Il silenzio degli innocenti, di Thomas Harris, dove Hannibal Lecter – lo psichiatra geniale ma pericoloso psicopatico e feroce assassino – ha il volto di Anthony Hopkins, affiancato da una superba Jodie Foster nella perfetta trasposizione cinematografica di Jonathan Demme che conquistò ben 5 Oscar.
E che dire di Fight club, il romanzo profetico e provocatorio di Chuck Palahniuk interpretato al cinema nel 1996 da Edward Norton, Brad Pitt ed Helena Bonham Carter? Potrei continuare ancora (tanto per dire uno dei più recenti: Le assaggiatrici, ispirato al libro di Rosella Postorino) e decidere se sia meglio un libro o la sua versione cinematografica non è facile. Ma io che amo Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa, da quando ho visto per la prima volta il film (del 1963!) di Luchino Visconti, non sono più riuscito a rileggere il libro senza avere davanti a me il volto di Burt Lancaster – Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina!



