C’è vento e erba verde, un sentiero tra alberi e mucche scozzesi che guardano dalla collina: varco rapida il cancello degli Orti Generali, ché le galline non devono scappare. Tra la casetta degli insetti e il recinto delle erbe aromatiche c’è uno Swap Party, evento itinerante torinese: sui tavoli stanno vestiti e libri usati, e un viavai di persone di tutte le età scambia chiacchiere e gonne colorate. Altre volte lo spazio ospita corsi di yoga o di permacultura, cinema all’aperto e pastasciutte popolari, e d’estate partecipa al circuito di Estate a Sud a Mirafiori, con altre quattro realtà del quartiere. Gli Orti respirano, cambiano con le stagioni: ma resta un certo modo di stare più lento, più dolce che altrove. Il Chiosco nei week end offre piatti di stagione e bevande di piccola produzione, e ai rami dei giganteschi alberi in cortile sono appese due altalene; c’è anche un’amaca, lunghi tavoli di legno, delle sdraio blu su cui qualcuno sta facendo un pisolino. E poi ci sono gli orti: alcuni privati, altri didattici, sono incastrati fra pergole e bosco e straripano di ortaggi e tralicci e di more. Proseguo fino a una porta di legno incorniciata dalle felci: oltre, c’è il fiume.
È l’ora delle fate, coi riccioli di zucca che diventano carrozze, degli Orti Generali che trasformano un parco abbandonato in un’isola sociale, rigogliosa – felice; che poi è un po’ la stessa cosa.
Margherita Paglionico



