Per non far cadere nel nulla l’eredità dell’Eurovision, rimbocchiamoci le maniche.

C’era una volta l’Eurovision Song Contest, anzi no: c’è stato già! E ora? Dopo che Torino e il Piemonte sono finiti in mondovisione, lanciati ovunque sulla ribalta internazionale, ci lasceremo prendere dalla consueta depressione post-parto conseguente alla fine di ogni grande evento che ha interessato la città negli ultimi vent’anni? Sono tante le cose positive che ci ha insegnato questa esperienza indimenticabile. In primis la riscoperta di una collettività, fatta tanto di cittadini quanto dii visitatori esterni, che dopo il periodo pandemico aveva voglia di riunirsi insieme e in questo l’accento europeo della kermesse musicale non ha potuto che nobilitare e certificare ulteriormente questo legittimo e sacrosanto desiderio.

E poi è emersa la gioia di riappropriarsi di quegli spazi che abbiamo sotto gli occhi tutti giorni e che urge ritornare a valorizzare, uno su tutti in particolare: il fiume!

Fuori dai riflettori e gli effetti speciali del PalaAlpitour, la vera sorpresa di questi giorni è stato indubbiamente l’Eurovillage al Parco del Valentino, la meravigliosa arena naturale che ha chiamato a raccolta migliaia di persone in festa. Questo successo impone una riflessione da parte di tutti, amministrazione pubblica e forze sociali, su questo tesoro paesaggistico dalle potenzialità infinite ovvero tutta l’area che dal Valentino stesso si collega ai Murazzi e al Lungo Po.

Quale migliore biglietto da visita per la città? Lo sappiamo da sempre, ma ora dopo la musica passata alle spalle dell’ex Fluido e le aperture annunciate di nuovi locali e attività lungo la banchina fluviale occorre mettere tutto in un unico sistema che funzioni davvero. Per farlo c’è un’unica soluzione: dare vita a una TorinoVision. A partire da adesso bisogna davvero capire tutti insieme che tipo di città vogliamo avere. Quella che alle 9 di sera va a dormire come succedeva tanto tempo fa o che è un modello di accoglienza a tutto tondo, dagli studenti, agli stranieri, ai turisti fino alle forze produttive del resto del Paese e perché no del resto d’Europa?

Ecco se tutto questo è stato solo un sogno, non svegliatemi. Anche questa volta.

 

ché no del resto d’Europa?

 

Ecco se tutto questo è stato solo un sogno, non svegliatemi. Anche questa volta.

Fabrizio Vespa

Direttore di Sugonews. Giornalista, scrittore, social media manager e organizzatore di eventi. Lavora per il mondo della comunicazione e con la scrittura a più livelli, sviluppando progetti per aziende, privati e enti pubblici.